{"id":1230,"date":"2022-07-26T09:50:01","date_gmt":"2022-07-26T07:50:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.museomediapiave.it\/?p=1230"},"modified":"2023-01-09T09:50:38","modified_gmt":"2023-01-09T08:50:38","slug":"i-mulini-di-sernaglia-fontigo-e-falze-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.museomediapiave.it\/index.php\/2022\/07\/26\/i-mulini-di-sernaglia-fontigo-e-falze-1\/","title":{"rendered":"I mulini di Sernaglia, Fontigo e Falz\u00e8 (1)"},"content":{"rendered":"<p>Il mulino ad acqua \u00e8 stato per secoli un elemento fondamentale della nostra civilt\u00e0 contadina. Nel medioevo serviva a macinare frumento, sorgo, e miglio. Dopo l\u2019arrivo del mais dalle Americhe, invece, questo cereale \u00e8 diventato il principale elemento della dieta nei nostri paesi, e quindi quello che veniva pi\u00f9 spesso macinato nei mulini. Buona parte di essi, comunque, aveva almeno due coppie di macine, una per il granoturco e una per il frumento.<\/p>\n<p>Nelle nostre zone i mulini erano sostanzialmente di due tipologie.<br \/>\nVi erano quelli con le ruote a pale, che venivano semplicemente fatte girare dalla corrente. Questo tipo di mulini si trovava di solito nelle aree pianeggianti.<br \/>\nNelle zone montagnose o collinari, invece, venivano costruiti mulini con le ruote a cassetti (detti anche \u201ca coppedello\u201d), come il Molinetto della Croda a Refrontolo. In questa tipologia l\u2019acqua arrivava dall\u2019alto e, cadendo sulla ruota, riempiva via via i cassetti, trascinandoli in basso col suo peso. La ruota, quindi, veniva messa in movimento da due contributi diversi: l\u2019energia dovuta al movimento dell\u2019acqua e quella dovuta al peso della stessa.<\/p>\n<p>Fino all\u2019inizio dell\u2019800 non erano molti i mulini di propriet\u00e0 dei mugnai che li gestivano. La maggior parte, invece, apparteneva a famiglie nobili o comunque importanti, o a monasteri, conventi ed altri enti ecclesiastici. Nelle localit\u00e0 appartenenti a giurisdizioni feudali (come Sernaglia e Falz\u00e8, sottoposte al castello di Collalto), i mulini erano molto spesso propriet\u00e0 dei signori, per i quali costituivano un investimento redditizio, ed anche &#8211; dato che si trattava di un\u2019\u201cinfrastruttura\u201d fondamentale nella vita dei contadini \u2013 una possibilit\u00e0 di controllare pi\u00f9 strettamente questi ultimi.<\/p>\n<p>A causa di successive divisioni ereditarie o di vendite, poteva accadere che la propriet\u00e0 di un mulino venisse suddivisa in \u201ccarati\u201d, cio\u00e8 in quote, ed in questo caso i detentori delle diverse quote si suddividevano i turni di macinazione.<br \/>\nIl mulino costituiva in genere un buon affare anche per i mugnai gestori, nonostante i contratti con i proprietari (nobili, monasteri o altri enti ecclesiastici) fossero in genere piuttosto vessatori. Nella maggior parte dei casi i mugnai erano pagati con una quota della farina ricavata dalla macinazione (detta \u201cmoldura\u201d), variabile secondo le usanze locali, tipicamente il 5%.<\/p>\n<p>Soprattutto nei periodi di crisi, diverse famiglie di mugnai si arricchirono e passarono a un livello sociale superiore. Ci\u00f2 avvenne anche per chi riforniva di granaglie i paesi di montagna nei quali il mais non poteva essere coltivato. Un esempio fu, nel periodo napoleonico, Angelo Pillonetto \u201cPenso\u201d di Sernaglia, che divenne il maggior proprietario terriero del paese. Anche i ricchissimi fondatori dell\u2019Ospedale Bon-Bozzolla di Soligo, o i Botteselle di Col San Martino provenivano da famiglie di mugnai.<\/p>\n<p>Queste possibilit\u00e0 di ascesa sociale, comunque, avevano la controindicazione di rendere il mugnaio una figura poco amata dai compaesani, A questa circostanza si aggiungeva il fatto che per motivi logistici (cio\u00e8, ad esempio la presenza di \u201csalti\u201d nei corsi d\u2019acqua) i mulini erano situati al di fuori dei centri abitati (come, a Sernaglia, il mulino di Val), e ancora la particolarit\u00e0 che per utilizzare al meglio l\u2019energia dell\u2019acqua i mugnai lavoravano in orari \u201cstrani\u201d (la notte) o proibiti (la domenica).<br \/>\nQuesto insieme di circostanze contribuiva a rendere in qualche maniera il mugnaio un isolato, oggetto di invidia, sospetti ed ironia.<\/p>\n<p><em>Martino Mazzon<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"225\" height=\"300\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1237\" src=\"http:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/294946112_515951816996309_4414604719824931872_n-225x300.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/294946112_515951816996309_4414604719824931872_n-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/294946112_515951816996309_4414604719824931872_n-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/294946112_515951816996309_4414604719824931872_n-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/294946112_515951816996309_4414604719824931872_n-958x1277.jpg 958w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/294946112_515951816996309_4414604719824931872_n.jpg 1200w\"  sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"225\" height=\"300\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1239\" src=\"http:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/295035731_515951563663001_2081263819479252_n-225x300.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/295035731_515951563663001_2081263819479252_n-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/295035731_515951563663001_2081263819479252_n-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/295035731_515951563663001_2081263819479252_n-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/295035731_515951563663001_2081263819479252_n-958x1277.jpg 958w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/295035731_515951563663001_2081263819479252_n.jpg 1200w\"  sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"903\" height=\"600\" class=\"alignnone size-full wp-image-1238\" src=\"http:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/294952896_515951540329670_197578281945731619_n.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/294952896_515951540329670_197578281945731619_n.jpg 903w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/294952896_515951540329670_197578281945731619_n-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/294952896_515951540329670_197578281945731619_n-768x510.jpg 768w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/294952896_515951540329670_197578281945731619_n-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/294952896_515951540329670_197578281945731619_n-272x182.jpg 272w\"  sizes=\"(max-width: 903px) 100vw, 903px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mulino ad acqua \u00e8 stato per secoli un elemento fondamentale della nostra civilt\u00e0 contadina. 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La ruota, quindi, veniva messa in movimento da due contributi diversi: l\u2019energia dovuta al movimento dell\u2019acqua e quella dovuta al peso della stessa. Fino all\u2019inizio dell\u2019800 non erano molti i mulini di propriet\u00e0 dei mugnai che li gestivano. La maggior parte, invece, apparteneva a famiglie nobili o comunque importanti, o a monasteri, conventi ed altri enti ecclesiastici. Nelle localit\u00e0 appartenenti a giurisdizioni feudali (come Sernaglia e Falz\u00e8, sottoposte al castello di Collalto), i mulini erano molto spesso propriet\u00e0 dei signori, per i quali costituivano un investimento redditizio, ed anche &#8211; dato che si trattava di un\u2019\u201cinfrastruttura\u201d fondamentale nella vita dei contadini \u2013 una possibilit\u00e0 di controllare pi\u00f9 strettamente questi ultimi. A causa di successive divisioni ereditarie o di vendite, poteva accadere che la propriet\u00e0 di un mulino venisse suddivisa in \u201ccarati\u201d, cio\u00e8 in quote, ed in questo caso i detentori delle diverse quote si suddividevano i turni di macinazione. Il mulino costituiva in genere un buon affare anche per i mugnai gestori, nonostante i contratti con i proprietari (nobili, monasteri o altri enti ecclesiastici) fossero in genere piuttosto vessatori. Nella maggior parte dei casi i mugnai erano pagati con una quota della farina ricavata dalla macinazione (detta \u201cmoldura\u201d), variabile secondo le usanze locali, tipicamente il 5%. Soprattutto nei periodi di crisi, diverse famiglie di mugnai si arricchirono e passarono a un livello sociale superiore. Ci\u00f2 avvenne anche per chi riforniva di granaglie i paesi di montagna nei quali il mais non poteva essere coltivato. Un esempio fu, nel periodo napoleonico, Angelo Pillonetto \u201cPenso\u201d di Sernaglia, che divenne il maggior proprietario terriero del paese. Anche i ricchissimi fondatori dell\u2019Ospedale Bon-Bozzolla di Soligo, o i Botteselle di Col San Martino provenivano da famiglie di mugnai. Queste possibilit\u00e0 di ascesa sociale, comunque, avevano la controindicazione di rendere il mugnaio una figura poco amata dai compaesani, A questa circostanza si aggiungeva il fatto che per motivi logistici (cio\u00e8, ad esempio la presenza di \u201csalti\u201d nei corsi d\u2019acqua) i mulini erano situati al di fuori dei centri abitati (come, a Sernaglia, il mulino di Val), e ancora la particolarit\u00e0 che per utilizzare al meglio l\u2019energia dell\u2019acqua i mugnai lavoravano in orari \u201cstrani\u201d (la notte) o proibiti (la domenica). 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