{"id":1192,"date":"2021-11-29T17:50:03","date_gmt":"2021-11-29T16:50:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.museomediapiave.it\/?p=1192"},"modified":"2022-01-31T17:53:22","modified_gmt":"2022-01-31T16:53:22","slug":"san-martino-il-patrono-di-falze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.museomediapiave.it\/index.php\/2021\/11\/29\/san-martino-il-patrono-di-falze\/","title":{"rendered":"SAN MARTINO, IL PATRONO DI FALZ\u00c8"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u00a0 SAN MARTINO, IL PATRONO DI FALZ\u00c8<\/strong><br \/>\nPerch\u00e9 San Martino, vescovo di Tours, \u00e8 il patrono di Falz\u00e8? A lui fu dedicata gi\u00e0 la prima chiesetta del paese, dipendente dalla Pieve di Santa Maria di Soligo\/Solighetto e costruita dopo l\u2019anno mille. Il santo era molto popolare nel Medioevo, tanto che da noi le chiese a lui intitolate erano le pi\u00f9 numerose dopo quelle dedicate alla Madonna. Da secoli egli \u00e8 il protettore di tanti nostri paesi (Mosnigo, Premaor, Visn\u00e0 di Vazzola, San Martino di Colle, Navol\u00e8 e cos\u00ec via) ed \u00e8 anche patrono della vicina diocesi di Belluno. Inoltre, uno dei primi resoconti della sua vita \u00e8 opera di Venanzio Fortunato, poeta latino cristiano e vescovo, originario probabilmente di Valdobbiadene.<br \/>\nIl culto di San Martino \u00e8 diffuso in tutti i paesi cattolici e le tradizioni legate alla sua festa sopravvivono perfino fra i protestanti, anche grazie all\u2019omonimia con Martino Lutero, che fu battezzato proprio l\u201911 novembre.<br \/>\nMartino visse all\u2019epoca del Tardo Impero Romano, in diversi paesi d\u2019Europa: l\u2019Ungheria (nacque a Sz\u00f2mbathely, vicino all\u2019Austria), l\u2019Italia e la Gallia, cio\u00e8 l\u2019attuale Francia, dove mor\u00ec a circa 80 anni, nel 397. Era figlio di un soldato pagano, e per questo ricevette il nome di \u201cpiccolo Marte\u201d; come il padre, divenne anche lui soldato, un milite a cavallo della Guardia Imperiale. I membri di questo corpo indossavano una cappa bianca detta clamide ed erano assegnati a compiti di sorveglianza e custodia del territorio; il santo era quindi, di fatto, una specie di poliziotto. Divenuto cristiano, fu eremita, monaco e poi vescovo.<br \/>\nIl carattere \u201cmilitare\u201d di Martino e altri santi (l\u2019arcangelo Michele, vincitore di Lucifero, e il leggendario San Giorgio, raffigurato come uno splendido cavaliere uccisore di draghi e liberatore di principesse) ha avvicinato queste figure alla sensibilit\u00e0 dei popoli germanici cristianizzati, Longobardi e Franchi. I Merovingi, re dei Franchi, erano gli orgogliosi possessori del mantello o cappa di San Martino, conservato in una chiesetta che per prima fu chiamata \u201ccappella\u201d.<br \/>\nAi santi \u201cmilitari\u201d venivano spesso dedicate le chiese dei castelli, come avvenne per San Giorgio a Collalto (la rocca che per secoli domin\u00f2 il villaggio di Falz\u00e8) e per lo stesso San Martino a Ceneda e nel \u201cCastelbrando\u201d di Cison. La sua scelta come patrono poteva quindi piacere ai signori del territorio, appartenenti a stirpi per lo pi\u00f9 di origine longobarda, che per\u00f2 vivevano ormai nell\u2019Impero rifondato dal franco Carlomagno.<br \/>\nUn altro motivo per la scelta di San Martino, comunque, \u00e8 e resta il peculiare legame della sua figura con alcuni elementi centrali nel messaggio e nell\u2019etica cristiani.<br \/>\nVenanzio Fortunato e altri scrittori affermano che poche ore dopo l\u2019incontro col povero, avvenuto durante un giro di ronda notturno, al santo apparve in sogno Cristo stesso, avvolto nel mezzo mantello donato, che lo indicava e diceva agli angeli: \u201cEcco, egli mi ha vestito\u201d. Il riferimento \u00e8 al celebre passo del capitolo 25 del Vangelo di Matteo che si chiude con la frase \u201cogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli pi\u00f9 piccoli, l&#8217;avete fatto a me\u201d.<br \/>\nIl doppio incontro del santo col povero e con Cristo \u00e8 rappresentato nell\u2019abside della chiesa di Falz\u00e8. Il pittore Giuseppe Modolo ha raffigurato in posizione molto simile il mendicante, che protende le braccia per afferrare il mantello, e Ges\u00f9, che allunga le sue verso Martino quasi per abbracciarlo. Secondo don Antonio Bellina, prete e scrittore friulano, la storia di San Martino e del povero rappresenta un prototipo dell\u2019autentico comportamento cristiano che, evitando sia l\u2019egoismo sia l\u2019autoumiliazione, arriva alla condivisione, cio\u00e8 al riconoscimento del prossimo come un altro se stesso.<br \/>\nIl valore etico della figura di Martino di Tours \u00e8 testimoniato anche dall\u2019impegno \u2013 continuo e senza risparmio &#8211; contro il male in ogni sua forma, dimostrato in tutta la sua lunga vita, e sintetizzato dalle sue ultime parole: \u201cmortem non timeo, vivere autem non recuso\u201d, cio\u00e8 \u201cnon temo la morte, ma non rifiuto di vivere\u201d.<br \/>\nUn ulteriore motivo per la scelta di Martino come patrono \u00e8 il fatto che si tratta di un santo profondamente legato alla vita rurale e al mondo delle campagne, un mondo al suo tempo quasi interamente pagano. Egli fu forse il primo vescovo a portarvi l\u2019evangelizzazione, sradicando con determinazione i culti delle antiche divinit\u00e0; a detta di tutti i biografi, comunque, dimostr\u00f2 sempre carit\u00e0 e rispetto nei confronti di ognuno ed ebbe uno stile di vita estremamente sobrio, a differenza di molti altri vescovi dell\u2019epoca.<br \/>\nFin da subito la sua figura divenne popolarissima nel mondo rurale, tanto che in molti luoghi l\u201911 novembre segn\u00f2 per secoli l\u2019inizio dell\u2019anno agricolo, il giorno in cui scadevano i contratti. Diversi anziani ricordano ancora l\u2019espressione \u201cfar Sanmartin\u201d, cio\u00e8 fare fagotto, traslocare: paradossalmente, nella festa del santo della condivisione, tante famiglie contadine, scacciate dai padroni, si ritrovavano sulla strada e, quasi sempre, non avrebbero trovato alcun San Martino ad aiutarle.<br \/>\n<em>Martino Mazzon<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-1195 size-medium\" src=\"http:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/256387643_421341486285207_7934857024842474247_n-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/256387643_421341486285207_7934857024842474247_n-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/256387643_421341486285207_7934857024842474247_n-682x1024.jpg 682w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/256387643_421341486285207_7934857024842474247_n-768x1153.jpg 768w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/256387643_421341486285207_7934857024842474247_n-1023x1536.jpg 1023w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/256387643_421341486285207_7934857024842474247_n-958x1438.jpg 958w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/256387643_421341486285207_7934857024842474247_n.jpg 1364w\"  sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"200\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1196\" src=\"http:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/258823064_421341376285218_4693445166768960803_n-1-300x200.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/258823064_421341376285218_4693445166768960803_n-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/258823064_421341376285218_4693445166768960803_n-1-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/258823064_421341376285218_4693445166768960803_n-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/258823064_421341376285218_4693445166768960803_n-1-1536x1023.jpg 1536w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/258823064_421341376285218_4693445166768960803_n-1-958x638.jpg 958w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/258823064_421341376285218_4693445166768960803_n-1-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/258823064_421341376285218_4693445166768960803_n-1-272x182.jpg 272w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/258823064_421341376285218_4693445166768960803_n-1.jpg 2048w\"  sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"200\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1198\" src=\"http:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/260235053_421341452951877_3391210513873690689_n-300x200.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/260235053_421341452951877_3391210513873690689_n-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/260235053_421341452951877_3391210513873690689_n-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/260235053_421341452951877_3391210513873690689_n-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/260235053_421341452951877_3391210513873690689_n-1536x1023.jpg 1536w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/260235053_421341452951877_3391210513873690689_n-958x638.jpg 958w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/260235053_421341452951877_3391210513873690689_n-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/260235053_421341452951877_3391210513873690689_n-272x182.jpg 272w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/260235053_421341452951877_3391210513873690689_n.jpg 2048w\"  sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 SAN MARTINO, IL PATRONO DI FALZ\u00c8 Perch\u00e9 San Martino, vescovo di Tours, \u00e8 il patrono di Falz\u00e8? 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Martino visse all\u2019epoca del Tardo Impero Romano, in diversi paesi d\u2019Europa: l\u2019Ungheria (nacque a Sz\u00f2mbathely, vicino all\u2019Austria), l\u2019Italia e la Gallia, cio\u00e8 l\u2019attuale Francia, dove mor\u00ec a circa 80 anni, nel 397. Era figlio di un soldato pagano, e per questo ricevette il nome di \u201cpiccolo Marte\u201d; come il padre, divenne anche lui soldato, un milite a cavallo della Guardia Imperiale. I membri di questo corpo indossavano una cappa bianca detta clamide ed erano assegnati a compiti di sorveglianza e custodia del territorio; il santo era quindi, di fatto, una specie di poliziotto. Divenuto cristiano, fu eremita, monaco e poi vescovo. Il carattere \u201cmilitare\u201d di Martino e altri santi (l\u2019arcangelo Michele, vincitore di Lucifero, e il leggendario San Giorgio, raffigurato come uno splendido cavaliere uccisore di draghi e liberatore di principesse) ha avvicinato queste figure alla sensibilit\u00e0 dei popoli germanici cristianizzati, Longobardi e Franchi. I Merovingi, re dei Franchi, erano gli orgogliosi possessori del mantello o cappa di San Martino, conservato in una chiesetta che per prima fu chiamata \u201ccappella\u201d. Ai santi \u201cmilitari\u201d venivano spesso dedicate le chiese dei castelli, come avvenne per San Giorgio a Collalto (la rocca che per secoli domin\u00f2 il villaggio di Falz\u00e8) e per lo stesso San Martino a Ceneda e nel \u201cCastelbrando\u201d di Cison. La sua scelta come patrono poteva quindi piacere ai signori del territorio, appartenenti a stirpi per lo pi\u00f9 di origine longobarda, che per\u00f2 vivevano ormai nell\u2019Impero rifondato dal franco Carlomagno. Un altro motivo per la scelta di San Martino, comunque, \u00e8 e resta il peculiare legame della sua figura con alcuni elementi centrali nel messaggio e nell\u2019etica cristiani. Venanzio Fortunato e altri scrittori affermano che poche ore dopo l\u2019incontro col povero, avvenuto durante un giro di ronda notturno, al santo apparve in sogno Cristo stesso, avvolto nel mezzo mantello donato, che lo indicava e diceva agli angeli: \u201cEcco, egli mi ha vestito\u201d. Il riferimento \u00e8 al celebre passo del capitolo 25 del Vangelo di Matteo che si chiude con la frase \u201cogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli pi\u00f9 piccoli, l&#8217;avete fatto a me\u201d. 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