{"id":1067,"date":"2021-04-30T15:48:33","date_gmt":"2021-04-30T13:48:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.museomediapiave.it\/?p=1067"},"modified":"2021-06-28T15:50:02","modified_gmt":"2021-06-28T13:50:02","slug":"santa-libera-a-fontigo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.museomediapiave.it\/index.php\/2021\/04\/30\/santa-libera-a-fontigo\/","title":{"rendered":"L&#8217;antica chiesa parrocchiale di Sernaglia"},"content":{"rendered":"<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\">\n<div dir=\"auto\">\n<p>La vecchia chiesa parrocchiale di Sernaglia, praticamente distrutta dai bombardamenti nel 1917\/18, quando il fronte italo-austriaco si trovava lungo il Piave, era di origine antichissima; Sernaglia \u00e8 infatti l\u2019unico paese in diocesi a vantare la citazione della propria chiesa in un documento dell\u2019epoca longobarda, risalente all\u2019anno 762.<br \/>\nLa chiesa distrutta dalla grande Guerra, comunque, risaliva all\u2019inizio del \u2018500, era stata restaurata per l\u2019ultima volta nel 1906 ed era orientata nella maniera tradizionale, con l\u2019abside a est e la facciata ad ovest; aveva tre navate e su quelle laterali si aprivano delle cappelline. La cantoria per l\u2019organo era sopra l\u2019ingresso principale.<br \/>\nSi trattava di un edificio abbastanza basso, e situato vicino alla strada, e per questo risultava molto meno imponente della chiesa attuale. Come quasi tutte le antiche pievi, era comunque (quando fu costruita) un edificio pi\u00f9 grande e dignitoso delle altre chiese di campagna, e gi\u00e0 a fine \u2018400, durante la Visita del vescovo Nicol\u00f2 Trevisan, la chiesa di Sernaglia era stata trovata, a differenza di altre, tenuta a dovere (in latino: \u201cbene tentam et bene gubernatam\u201d).<br \/>\nVerso il 1640 fu costruito accanto alla chiesa uno dei campanili pi\u00f9 imponenti della diocesi, il cui progetto dovrebbe derivare da un disegno del celebre architetto e scultore Jacopo Sansovino (morto gi\u00e0 nel 1570); non esistono peraltro documenti a sostegno di questa tradizione.<br \/>\nIl titolo era ed \u00e8 quello di Santa Maria Assunta. La pala dell\u2019altar maggiore, raffigurante l\u2019incoronazione della Vergine, era probabilmente opera di Cesare Vecellio (1521-1601), cugino di Tiziano. Alcuni, comunque, la attribuivano a Pomponio Amalteo o ad altri allievi del Pordenone. Dopo la riforma liturgica il paliotto in marmo dell\u2019antico altare \u00e8 stato inserito nel nuovo altare del popolo.<br \/>\nAll\u2019interno dell\u2019edificio vi erano anche altri altari: due si trovavano ai lati dell\u2019altar maggiore, ed altri nelle cappelline laterali.<br \/>\nA destra dell\u2019altar maggiore c\u2019era l\u2019altare di Santa Maria in Betlemme (o \u201cAltare del Rosario\u201d); la pala raffigurava l\u2019Adorazione dei Magi, e secondo la tradizione il volto di uno dei Tre Re era il ritratto di un conte di Collalto, che detenevano la giurisdizione su Sernaglia e altri villaggi vicini, ed anche il diritto di giuspatronato sulla chiesa.<br \/>\nAlcune relazioni parlano anche dell\u2019altare della Madonna del Carmine, con una pala di Francesco Frigimelica (circa 1570-1649), pittore di origine padovana, ma attivo a Belluno; la maggior parte dei documenti, invece, cita l\u2019altare di San Giovanni Battista, patrono della Parrocchia, e quello di Santa Barbara, con un dipinto di Frigimelica, fatto costruire dal \u201cComun\u201d di Sernaglia prima del 1513.<br \/>\nVi erano poi l\u2019altare di San Valentino &#8211; di cui Sernaglia possiede una reliquia insigne &#8211; con un dipinto di Luigi Cima di Villa di Villa di Mel (dopo il 1918 il pittore fece in tempo a realizzare anche la pala di San Valentino per la nuova chiesa), e infine quello di San Vincenzo Ferreri, costruito nella seconda met\u00e0 del \u2018700, abbellito da una statua del santo.<br \/>\nIl numero e il titolo degli altari erano comunque variati nel corso dei secoli: all\u2019inizio del \u2018500 le Visite Pastorali citavano gli altari di San Sebastiano, S. Antonio, del Corpus Domini e di San Gottardo, poi scomparsi o sostituiti da altri con diverse intitolazioni.<br \/>\nNel Settecento il soffitto della navata centrale venne decorato con tre affreschi, attribuiti a Giovanni Battista Canal (1745-1825), che nella sua carriera dipinse oltre settanta soffitti di chiese (egli non deve essere confuso col pi\u00f9 celebre Giovanni Antonio Canal detto il Canaletto, famoso per le vedute di Venezia); secondo una relazione dell\u2019arciprete Domenico Falchetto, i dipinti rappresentavano \u201cl\u2019Assunzione di Maria\u201d, \u201cla di Lei Incoronazione\u201d, \u201cla di Lei Gloria in Cielo\u201d.<\/p>\n<p>Martino Mazzon<br \/>\nFoto: Fotoclub Sernaglia<\/p>\n\n\t\t<style type=\"text\/css\">\n\t\t\t#gallery-1 {\n\t\t\t\tmargin: auto;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\n\t\t\t\tfloat: left;\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\n\t\t\t\ttext-align: center;\n\t\t\t\twidth: 100%;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 img {\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\n\t\t\t}\n\t\t\t\/* see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php *\/\n\t\t<\/style>\n\t\t<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-1067 gallery-columns-1 gallery-size-large'><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"649\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/180599581_284232869996070_9208026579883993626_n-649x1024.jpg\" class=\"attachment-large size-large\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/180599581_284232869996070_9208026579883993626_n-649x1024.jpg 649w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/180599581_284232869996070_9208026579883993626_n-190x300.jpg 190w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/180599581_284232869996070_9208026579883993626_n-768x1213.jpg 768w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/180599581_284232869996070_9208026579883993626_n.jpg 912w\"  sizes=\"(max-width: 649px) 100vw, 649px\" \/>\n\t\t\t<\/dt><\/dl><br style=\"clear: both\" \/><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"260\" height=\"194\" src=\"https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/180720164_284232829996074_5903481273722996780_n.jpg\" class=\"attachment-large size-large\" alt=\"\" \/>\n\t\t\t<\/dt><\/dl><br style=\"clear: both\" \/><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"282\" height=\"176\" src=\"https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/180856048_284232833329407_5671446568556973446_n.jpg\" class=\"attachment-large size-large\" alt=\"\" \/>\n\t\t\t<\/dt><\/dl><br style=\"clear: both\" \/><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"264\" height=\"188\" src=\"https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/180940795_284232779996079_4530711289123459958_n.jpg\" class=\"attachment-large size-large\" alt=\"\" \/>\n\t\t\t<\/dt><\/dl><br style=\"clear: both\" \/><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"469\" height=\"780\" src=\"https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/181150982_284232773329413_552173914938389315_n.jpg\" class=\"attachment-large size-large\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/181150982_284232773329413_552173914938389315_n.jpg 469w, https:\/\/www.museomediapiave.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/181150982_284232773329413_552173914938389315_n-180x300.jpg 180w\"  sizes=\"(max-width: 469px) 100vw, 469px\" \/>\n\t\t\t<\/dt><\/dl><br style=\"clear: both\" \/>\n\t\t<\/div>\n\n<p>La vecchia chiesa parrocchiale di Sernaglia, praticamente distrutta dai bombardamenti nel 1917\/18, quando il fronte italo-austriaco si trovava lungo il Piave, era di origine antichissima; Sernaglia \u00e8 infatti l\u2019unico paese in diocesi a vantare la citazione della propria chiesa in un documento dell\u2019epoca longobarda, risalente all\u2019anno 762.<\/p><\/div>\n<\/div>\n<p>La chiesa distrutta dalla grande Guerra, comunque, risaliva all\u2019inizio del \u2018500, era stata restaurata per l\u2019ultima volta nel 1906 ed era orientata nella maniera tradizionale, con l\u2019abside a est e la facciata ad ovest; aveva tre navate e su quelle laterali si aprivano delle cappelline. La cantoria per l\u2019organo era sopra l\u2019ingresso principale.<br \/>\nSi trattava di un edificio abbastanza basso, e situato vicino alla strada, e per questo risultava molto meno imponente della chiesa attuale. Come quasi tutte le antiche pievi, era comunque (quando fu costruita) un edificio pi\u00f9 grande e dignitoso delle altre chiese di campagna, e gi\u00e0 a fine \u2018400, durante la Visita del vescovo Nicol\u00f2 Trevisan, la chiesa di Sernaglia era stata trovata, a differenza di altre, tenuta a dovere (in latino: \u201cbene tentam et bene gubernatam\u201d).<br \/>\nVerso il 1640 fu costruito accanto alla chiesa uno dei campanili pi\u00f9 imponenti della diocesi, il cui progetto dovrebbe derivare da un disegno del celebre architetto e scultore Jacopo Sansovino (morto gi\u00e0 nel 1570); non esistono peraltro documenti a sostegno di questa tradizione.<br \/>\nIl titolo era ed \u00e8 quello di Santa Maria Assunta. La pala dell\u2019altar maggiore, raffigurante l\u2019incoronazione della Vergine, era probabilmente opera di Cesare Vecellio (1521-1601), cugino di Tiziano. Alcuni, comunque, la attribuivano a Pomponio Amalteo o ad altri allievi del Pordenone. Dopo la riforma liturgica il paliotto in marmo dell\u2019antico altare \u00e8 stato inserito nel nuovo altare del popolo.<br \/>\nAll\u2019interno dell\u2019edificio vi erano anche altri altari: due si trovavano ai lati dell\u2019altar maggiore, ed altri nelle cappelline laterali.<br \/>\nA destra dell\u2019altar maggiore c\u2019era l\u2019altare di Santa Maria in Betlemme (o \u201cAltare del Rosario\u201d); la pala raffigurava l\u2019Adorazione dei Magi, e secondo la tradizione il volto di uno dei Tre Re era il ritratto di un conte di Collalto, che detenevano la giurisdizione su Sernaglia e altri villaggi vicini, ed anche il diritto di giuspatronato sulla chiesa.<br \/>\nAlcune relazioni parlano anche dell\u2019altare della Madonna del Carmine, con una pala di Francesco Frigimelica (circa 1570-1649), pittore di origine padovana, ma attivo a Belluno; la maggior parte dei documenti, invece, cita l\u2019altare di San Giovanni Battista, patrono della Parrocchia, e quello di Santa Barbara, con un dipinto di Frigimelica, fatto costruire dal \u201cComun\u201d di Sernaglia prima del 1513.<br \/>\nVi erano poi l\u2019altare di San Valentino &#8211; di cui Sernaglia possiede una reliquia insigne &#8211; con un dipinto di Luigi Cima di Villa di Villa di Mel (dopo il 1918 il pittore fece in tempo a realizzare anche la pala di San Valentino per la nuova chiesa), e infine quello di San Vincenzo Ferreri, costruito nella seconda met\u00e0 del \u2018700, abbellito da una statua del santo.<br \/>\nIl numero e il titolo degli altari erano comunque variati nel corso dei secoli: all\u2019inizio del \u2018500 le Visite Pastorali citavano gli altari di San Sebastiano, S. Antonio, del Corpus Domini e di San Gottardo, poi scomparsi o sostituiti da altri con diverse intitolazioni.<br \/>\nNel Settecento il soffitto della navata centrale venne decorato con tre affreschi, attribuiti a Giovanni Battista Canal (1745-1825), che nella sua carriera dipinse oltre settanta soffitti di chiese (egli non deve essere confuso col pi\u00f9 celebre Giovanni Antonio Canal detto il Canaletto, famoso per le vedute di Venezia); secondo una relazione dell\u2019arciprete Domenico Falchetto, i dipinti rappresentavano \u201cl\u2019Assunzione di Maria\u201d, \u201cla di Lei Incoronazione\u201d, \u201cla di Lei Gloria in Cielo\u201d.<\/p>\n<p>Martino Mazzon<br \/>\nFoto: Fotoclub Sernaglia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vecchia chiesa parrocchiale di Sernaglia, praticamente distrutta dai bombardamenti nel 1917\/18, quando il fronte italo-austriaco si trovava lungo il Piave, era di origine antichissima; Sernaglia \u00e8 infatti l\u2019unico paese in diocesi a vantare la citazione della propria chiesa in un documento dell\u2019epoca longobarda, risalente all\u2019anno 762. La chiesa distrutta dalla grande Guerra, comunque, risaliva all\u2019inizio del \u2018500, era stata restaurata per l\u2019ultima volta nel 1906 ed era orientata nella maniera tradizionale, con l\u2019abside a est e la facciata ad ovest; aveva tre navate e su quelle laterali si aprivano delle cappelline. La cantoria per l\u2019organo era sopra l\u2019ingresso principale. Si trattava di un edificio abbastanza basso, e situato vicino alla strada, e per questo risultava molto meno imponente della chiesa attuale. Come quasi tutte le antiche pievi, era comunque (quando fu costruita) un edificio pi\u00f9 grande e dignitoso delle altre chiese di campagna, e gi\u00e0 a fine \u2018400, durante la Visita del vescovo Nicol\u00f2 Trevisan, la chiesa di Sernaglia era stata trovata, a differenza di altre, tenuta a dovere (in latino: \u201cbene tentam et bene gubernatam\u201d). Verso il 1640 fu costruito accanto alla chiesa uno dei campanili pi\u00f9 imponenti della diocesi, il cui progetto dovrebbe derivare da un disegno del celebre architetto e scultore Jacopo Sansovino (morto gi\u00e0 nel 1570); non esistono peraltro documenti a sostegno di questa tradizione. Il titolo era ed \u00e8 quello di Santa Maria Assunta. La pala dell\u2019altar maggiore, raffigurante l\u2019incoronazione della Vergine, era probabilmente opera di Cesare Vecellio (1521-1601), cugino di Tiziano. Alcuni, comunque, la attribuivano a Pomponio Amalteo o ad altri allievi del Pordenone. Dopo la riforma liturgica il paliotto in marmo dell\u2019antico altare \u00e8 stato inserito nel nuovo altare del popolo. All\u2019interno dell\u2019edificio vi erano anche altri altari: due si trovavano ai lati dell\u2019altar maggiore, ed altri nelle cappelline laterali. A destra dell\u2019altar maggiore c\u2019era l\u2019altare di Santa Maria in Betlemme (o \u201cAltare del Rosario\u201d); la pala raffigurava l\u2019Adorazione dei Magi, e secondo la tradizione il volto di uno dei Tre Re era il ritratto di un conte di Collalto, che detenevano la giurisdizione su Sernaglia e altri villaggi vicini, ed anche il diritto di giuspatronato sulla chiesa. Alcune relazioni parlano anche dell\u2019altare della Madonna del Carmine, con una pala di Francesco Frigimelica (circa 1570-1649), pittore di origine padovana, ma attivo a Belluno; la maggior parte dei documenti, invece, cita l\u2019altare di San Giovanni Battista, patrono della Parrocchia, e quello di Santa Barbara, con un dipinto di Frigimelica, fatto costruire dal \u201cComun\u201d di Sernaglia prima del 1513. Vi erano poi l\u2019altare di San Valentino &#8211; di cui Sernaglia possiede una reliquia insigne &#8211; con un dipinto di Luigi Cima di Villa di Villa di Mel (dopo il 1918 il pittore fece in tempo a realizzare anche la pala di San Valentino per la nuova chiesa), e infine quello di San Vincenzo Ferreri, costruito nella seconda met\u00e0 del \u2018700, abbellito da una statua del santo. Il numero e il titolo degli altari erano comunque variati nel corso dei secoli: all\u2019inizio del \u2018500 le Visite Pastorali citavano gli altari di San Sebastiano, S. 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